Dello Spirito Libero

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Su Pio Parisi

(Intervento al convegno su padre Pio Parisi, tenutosi alla sala Zuccari del Senato il 19 maggio)

Scelgo di partire da un testo di Pio Parisi, datato 16 novembre 2002: “Spirito e struttura”, Spunti per avviare una ricerca.

Scrive: << Nei primi anni Settanta, mi accorsi che questo tema richiedeva un serio approfondimento. ( E qui il riferimento è proprio a quel testo, 1975, La coscienza politica, che opportunamente dà il titolo a questo incontro ). Oggi ne sono ancora più persuaso….>>.

Infatti, più sotto aggiungeva: << Nel ’75, trattando di coscienza politica ho affrontato il tema spirito e struttura per comprendere qualcosa di quello che poteva allora essere l’intervento politico più necessario. Le mie proposte non vennero prese in considerazione da quelli che erano considerati i grandi attori della politica…. Non fa eccezione l’operato della Chiesa gerarchica e di quanti nella Chiesa contano secondo valutazioni mondane>>.

Ma riprendendo il filo del discorso: <<E’ necessario considerare i molteplici aspetti del termine “spirito”, fino al mistero della persona umana, che può essere risolto in discorsi vaghi e sfuggenti ma che in realtà è ciò che di più concreto esiste, con cui siamo chiamati a fare i conti in ogni momento e in ogni situazione. E’ parimenti necessario considerare i molteplici aspetti del termine “struttura”. La congiunzione  “e” sta per tutti i possibili rapporti tra spirito e struttura. Mi pare che una stessa realtà può essere spirito di una struttura e struttura di un livello superiore di spirito, per esempio un’ideologia…. Solo lo Spirito può essere la causa della crescita della persona e della società, ma le strutture ne sono la conditio sine qua non, la condizione necessaria. L’azione sulla struttura che ignora lo spirito è negativa, così come quella sullo spirito che ignora la struttura è evasiva. Il metodo adatto a questa ricerca è la comunicazione spirituale delle proprie esperienze. Non si tratta di dibattere delle idee ma di comunicare esperienze di vita >>.

Mi pare che in queste poche parole ci sia, se non tutta, gran parte della personalità di Pio Parisi.

Il mio ricordo corre a quando mi aspettava alla fermata del metrò di quella periferia metropolitana per condurmi nella sua casa dove conviveva con tanti giovani in formazione. Una figura, la sua, di particolarissimo prete di strada, prete gesuita di strada, con in corpo una complessa e inquieta cultura, come mostrano le non facili parole appena citate.

La coscienza politica, appunto. Ce n’è una esauriente definizione nel testo, anche del 2002, che Pio elabora, insieme a Giorgio Marcello, Depositum charitatis dell’Associazione San Pancrazio, quartiere di Cosenza. << Mentre cerchiamo di aiutare i più piccoli ci sforziamo di comprendere le cause della loro condizione e scopriamo di giorno in giorno le ingiustizie che ci sono nel mondo. Prendiamo in tal modo coscienza delle responsabilità nostre e di tanti altri che sembrano non esserne consapevoli. Scegliamo per questo di aver sempre presente l’obiettivo di una coscienza politica che si traduca nel modo di vivere e di operare. Inseriti in un sistema, non ci si può dichiarare neutrali, tirarsi fuori a qualsiasi titolo. L’attuale mancanza di coscienza politica, che da quelli che stanno bene nella società sembra spesso che si trasmetta anche a chi è meno favorito, è un male gravissimo, la cui cura sta certamente fra le cose di cui c’è più bisogno, e noi pensiamo di poter fare qualcosa >>.

Considerazioni realistiche e volontà impegnative attualissime, nella contingenza presente che ha visto da quella data, 2002, due decenni di un’antipolitica che pensata dall’alto, a difesa di precisi interessi economici, si è diffusa in una preoccupante pulsione di massa.

Ma io ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare l’esperienza e il pensiero di Pio Parisi, attraverso una persona che merita di essere ricordata qui, in questa giornata: Pino Trotta, una individualità eccezionale. Era allora il principale collaboratore di Giovanni Bianchi, nella sua presidenza delle Acli, tra il 1987 e il 1994, mentre Pio svolgeva la sua attività di accompagnatore ecclesiastico in quell’Associazione. Pino veniva da San Severo, in quel di Foggia, e dopo esperienze mancate di vita religiosa, era approdato a Milano, nei primi anni Settanta, dove ha insegnato, prima e dopo il lavoro nelle Acli, in scuole medie di periferia, lui laureato in filosofia e individuo coltissimo. Qui l’impegno politico, tipico di quegli anni lo porta vicino a gruppi extraparlamentari, in particolare a Lotta continua, presto abbandonata. Quelli di Roma sono gli stessi anni in cui Pino è animatore, insieme a Romana Guarnieri, della rivista Bailamme, con lo stesso Bianchi, e l’associazione degli amici di don Giuseppe De Luca. Bailamme, Rivista di spiritualità e politica, con quella congiunzione “e” anche qui a sottolineare l’unità e la differenza, tra queste due dimensioni, alla larga da ogni sovrapposizione fondamentalista. Non a caso era appassionato ammiratore e studioso di Dossetti.

L’incontro e il rapporto tra Pino e Pio, è di un’intensità straordinaria. Il loro carteggio, in parte pubblicato, si fa drammatico nei momenti estremi della vita di Pino Trotta, strappatoci da un implacabile male a soli 54 anni. Un’intesa d’anime. Perché non si tratta – diceva Pio – di chiedere, come si dice, un supplemento d’anima, ma di coltivare un’altra anima, che non è di questo mondo, e per questo si impegna a contrastarlo per cambiarlo.

Scriveva Pino Trotta a Pio Parisi nel luglio del ’91: <<Ho impiegato del tempo per cominciare a capirti e ad accorgermi di un itinerario di ricerca spirituale che vivevo all’inizio con fastidio, tanto fuori mi sembrava dai temi culturali e politici che si agitavano nella mia ricerca. Un fastidio che non è mai stato sufficienza perché consapevole dell’alterità e dell’autentica provocazione che esprimevano quel modo di essere e di vivere la tua esperienza di fede>>.

E nel giugno del ’92, a proposito del Convegno delle Acli che si terrà a Urbino a settembre dal titolo eloquente: “Convertirsi al Vangelo. Vie nuove per la politica”, preparato su testi di Pio Parisi, Pino Trotta commentando quei testi coglieva tratti particolarissimi di Pio: <<La prima trappola di Pio è questa: ti presenta dei testi da leggere e invece sono dei testi da ascoltare. Due cose diverse, diversissime. Non sono molti i libri da ascoltare, sono rari: non c’è il costrutto felice dell’intelligenza ma il fascino della parola…. E’ questo il primo spiazzamento che sempre mi hanno fatto i testi di Pio: bisogna fermare la testa, sgomberare il flusso delle idee, cercare di capire. Uno stile il suo, che non è solo forma, ma indica il contenuto che non riesce a dirsi se non in quella forma lì, che uncina l’occhio o non fa vedere…. E la seconda trappola: le sue idee sono davvero nuove idee? Pio parla della politica e spiega il Vangelo. All’inizio ho fatto fatica ad orientarmi. E’ la prima volta che mi capita di sentir parlare della politica spiegando il Vangelo. La cosa è provocatoria…. Ma qui scatta la terza trappola di Pio. Di nuove idee nelle sue riflessioni non ce ne sono. Sono idee antiche come il Vangelo: una per una le sgrana all’occhio, come massi squadrati, duri, offerti per essere visti più che interpretati. La sua strana argomentazione è una confessione: l’ascolto della Parola, la sconfitta come segno di gloria, l’ascolto dei piccoli come disposizione alla Grazia, la comunità cristiana. E’ lo stesso linguaggio della prima comunità di Gerusalemme, di come essa viveva, obbediente,  il suo rapporto con la città. Para-cittadini, abitatori dei paraggi, uomini marginali… >>.

Ecco, Pio Parisi. Mi dice molto questo concetto: la sconfitta come segno di gloria. Pino Trotta la sapeva e la vedeva così: <<E’ dalla sconfitta della pretesa di essere qualcuno, anche solo un povero diavolo, che posso pensare di aprirmi a qualcosa. E’ proprio dalla sconfitta, non dopo, che viene Gesù…. Quel cammino alla sconfitta, alla marginalità, al niente dell’io porta alla vita in Dio>>.

Non si riesce ancor oggi ad immaginare un’idea, non nuova, appunto antica, più alternativa, più antagonista, più sovversiva di questa rispetto alla struttura delle forme di vita e delle forme di mondo che ci vengono imposte dall’attuale stadio di cosiddetta civiltà. Il tutto da attaccare e disordinare con l’intervento dello spirito.

Nel settembre 2003, con il male che inesorabilmente avanzava e colpiva, Pino Trotta scriveva a Pio Parisi:<<Caro Pio, quante cose vorrei dirti di questi giorni passati in una depressione spesso insopportabile col pensiero fisso e ossessivo della malattia e della morte…. Eppure, Pio, la mia sgangheratissima fede non riesce a trovare una parola che serva a pacificare quest’ansia enorme del cuore>>. E rispondeva Pio:<<La tua fede è “sgangheratissima”. Come al solito trovi delle parole piene di significato. Mi chiedo cosa può essere una fede sgangherata, la tua fede, e a che cosa possa servire…. E’ che la fede per crescere deve in qualche modo liberarsi dai suoi sostegni, almeno da molti di questi e così diventare sotto molti aspetti sgangherata…. Ma dobbiamo scoprire che la nostra fede sgangherata è un’azione potente dello Spirito>>.

Pino Trotta scompare il 27 luglio 2004. Un anno dopo nel settembre 2005 Pio Parisi scrive una pagina con il titolo: Un evento e un intervento. <<Nella malattia e nella morte di Pino possiamo cogliere un evento di grande significato per il tempo presente. La ricerca più pura e la piena generosità nel comunicarne i frutti preziosi a chiunque gli si avvicinava, in grande umiltà e senza nessun compiacimento di se stesso, ostacolati, soffocati e incatenati dall’avanzare del male… C’è una straordinarietà e al tempo stesso una universalità di ciò che Pino ha vissuto e realizzato…. Mentre gli uomini di successo tendono a ripiegarsi su se stessi, compiaciuti di quello che pensano di essere e di avere, gran parte dei piccoli vivono la vera umiltà>>.

Di qui Un intervento: <<Con la grandissima affezione che sento per Pino Trotta, spero che insieme a tanti suoi grandi e piccoli amici, si possa, partendo dalla conclusione della sua fatica terrena, realizzare un intervento a favore di una conversione popolare che ci appare come l’unica speranza per la democrazia in crisi…. La garanzia per intervenire in modo valido penso si trovi soprattutto nell’amicizia sincera e profonda come quella che viveva Pino e di cui P. Benedetto Calati diceva che è il primo sacramento>>.

Questo è Pio Parisi: cogliere l’evento, proporre l’intervento. Sapere il movimento della struttura, per immettervi il soffio dello spirito. Attraverso, sempre, straordinarie, universali, anche se non riconosciute, esperienze di vita.

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