Dello Spirito Libero

officine Tronti

Su Cassano, senza il vento della storia, la sinistra nell’era del cambiamento

(Intervento on line al convegno su Franco Cassano, Università di Bari, il 20 maggio) 

 

Il libro esce nel novembre del 2014. Franco era Parlamentare, quindi immerso nel quadro politico.

E’ un testo di intervento. Quasi di presentazione attiva, pratica, nella sfera pubblica.

Incomincia con lo sbarazzarsi opportunamente, nel titolo principale, del vecchio adagio, l’essere la sinistra portata dal vento, irresistibile, della storia. Anche se poi, secondo me, nell’argomentazione del testo recupera qualcosa di quell’idea. Era quello senz’altro un apparato ideologico, quindi una falsa apparenza, che serviva però a creare appartenenza di massa, a dare fiducia a chi combatteva per il Sol dell’avvenire. Era contemporaneamente una convinzione teorica, nella tradizione dell’idealismo storicista, hegeliano, fonte, una delle fonti del marxismo. Che rimarrà anche nella successiva fase materialistico-positivista, che subisce lo stesso Marx e che poi si evolve, o si involve, nel riformismo. Lo spessore teorico del movimento operaio nasce così, e cresce così, e bisognerà aspettare il primo Novecento tra guerra e rivoluzione, per cambiare prospettiva.

Cassano non la mette così, ma dà buoni spunti per questa discussione.

Non la può mettere così, perché assume la dizione semantica di   questa  parola, “sinistra”. Che è l’ingombro che sta oggi tra i nostri piedi e praticamente impedisce di camminate sia nel pensare sia nell’agire. Quando dal dirsi socialisti, dal dirsi comunisti, si è passati a dirsi di sinistra, si è fatto un passo indietro, non in avanti, come comunemente si crede. E così però si è già falsificato, senza accorgersene, quel paradigma storicista. La conseguenza è eloquentemente sotto i nostri occhi.

Se con quelle parole antiche, si mobilitavano e organizzavano le persone escluse sia dall’uso della ricchezza che dall’uso del potere, e quindi disponibili a una contrapposizione di sistema, con questa parola nuova, relativamente nuova, si associano e si accontentano le persone incluse, benevolmente critiche di un sistema che non è da sostituire ma solo da migliorare.

E si chiamano, non a caso, progressisti, democratici, benpensanti, oltre che, naturalmente, benestanti.

Cassano ha colto in questo libro un punto fondamentale, quando mette la sinistra nell’era del cambiamento. Mette molta enfasi su quanto molto, se non tutto, sia cambiato in questo passaggio di secolo, diciamo, dagli ultimi due decenni del Novecento a questi due decenni duemila. Adotta uno schema critico efficace. Perché riporta con efficacia, espone correttamente, le posizioni in campo, poi di ognuna trova il punto di non completezza, se non di insufficienza. La sua è una forma di pensiero critico, molto esigente, che si muove sempre in autonoma libertà di visione delle cose. E allora dei processi di globalizzazione vede virtù e vizi. Bacchetta la sinistra radicale che si divide tra profeti e catastrofisti. Non fa sconti alla sinistra moderata, la sinistra dei diritti. E prende sul serio l’irruzione populista, rovesciandola e facendo propria la direzione indicata da Laclau verso “la costruzione del popolo”.

Qualcuno ha detto che in questo passaggio di secolo i rivoluzionari sono stati, non gli operai, ma i capitalisti. C’è qualcosa di vero in questa ironica osservazione. Già Marx ci aveva insegnato le proteiche capacità di mutamento che le strutture capitalistiche portano in sé. Dagli anni Ottanta in poi, l’intelligenza di sistema ha rigirato su sé stessa l’intera struttura di comando, abbandonando una secolare centralità dell’industria, sbarazzandosi di quell’insidioso nemico interno al capitale che era la forza-lavoro operaia. E’ tornato, con ben altra potenza, alla fase pre-industriale mercantilistica, manovrando sagacemente leva finanziaria e armamentario tecnologico, con un salto acrobatico della globalizzazione. Il vento della storia ha cominciato a soffiare da quella parte. Ma io penso che la storia soffia sempre da quella parte, fintanto che a comandare saranno loro. La politica doveva trattenere questa spinta, e invece si è messa sull’onda. Nessuna sorpresa che l’abbia fatto la politica delle classo dominanti. Il tragico è che l’ha seguita la politica di quelli che dovevano rappresentare la classi subalterne.

Eppure io penso che la storia lunga, di lunga durata, delle classi subalterne, emancipatasi poi nelle esperienze del socialismo e del comunismo, per quanto se ne dica, non è finita.

E’ un discorso complicato. Ma guardate che nel passaggio nuovamente storico di queste settimane sta accadendo qualcosa di imprevisto. Se ci liberiamo dalla sguaiata rappresentazione dominante di giornali, media, social, che ci opprime  qui in Occidente, se ci liberiamo “dalla cupidigia di servilismo”, espressione di Vittorio Emanuele Orlando, nei confronti di chi dall’altro lato dell’Atlantico si sente in diritto e in dovere di dettare i destini del mondo, un mondo che gli sta sfuggendo di mano, e di qui la rabbiosa reazione altrettanto violenta di chi, per errore e secondo calcoli sbagliati, ha scatenato una operazione militare speciale del tutto assurda, se ci liberiamo da questo velo, che nasconde la realtà effettuale delle cose, si può cominciare a intravedere qualcosa che ritorna. Ci vuole pensiero, molto pensiero, per decifrare l’enigma.

Non aggiungo altro, lasciando in sospeso il difficile discorso.

Voglio invece richiamare un’ultima cosa riguardo al nostro Franco.

Lui, giustamente, ci invitava a vedere la globalizzazione, non solo come un pericolo, ma come un’opportunità. Con lui, forse oggi avremmo potuto parlare, negli stessi termini, dell’attuale crisi della globalizzazione. Perché di questo si tratta. Cassano coltivava dentro di sé dimensioni di ricerca alternativa che andavano oltre la sua professione di sociologo dei processi culturali. Ne danno testimonianza testi c0me quello con Andrea Riccardi, gli studi su Leopardi, soprattutto quel fortunato testo, che mi capitò di presentare a Roma con lui, sulla dostoevskiana Leggenda del Santo inquisitore. Quando si fanno letture di questo tipo c’è qualcosa che preme in interiore homine.

Oggi, c’è un’enorme questione antropologica da sbrogliare. Se non si affronta con l’aiuto della grande letteratura, della grande arte, della grande filosofia, non se ne esce.

Parlavamo di rivoluzione capitalistica. Quella, alla fine, è solo innovazione. Dall’altra parte, quella opposta, la rivoluzione ha bisogno di una tradizione. Al momento è più passato che futuro. Il futuro verrà, se verrà, non dalla storia, semmai dalla politica. Ma da una politica piena di storia. E’ un cammino lungo. Franco lo ha interrotto troppo presto. Bisogna durare perché dura è la lotta.

Dello spirito libero Abecedario di Mario Tronti Il popolo perduto Il popolo perduto Atlante della memoria operaia Epimeteo
Copyright | Privacy | Credits