Dello Spirito Libero

officine Tronti

Comunisti di Franco Astengo

Nell’occasione dei 100 anni di Livorno, con l’intento di non cadere nella trappola del “aveva ragione questo” o “aveva ragione quello” e della semplicistica retorica della “dannazione” delle scissioni della sinistra mi limito a pubblicare un elenco, quello dei candidati del Partito Socialista alle elezioni comunali di Savona del 1920.

Il Partito Socialista conquistò il Comune e, nel gennaio del 1921, il Sindaco Mario Accomasso (già spartichista a Berlino e consiliarista in Baviera) assieme alla gran parte della giunta e dei consiglieri aderì all’appena costituito Partito Comunista d’Italia.

La lista del 1920 era composta pressoché integralmente da operai: compagni che compivano un duro lavoro e cercavano di studiare in condizioni che è impossibile descrivere dalla nostra situazione di assoluta comodità di vita.

Studiavano, soprattutto studiavano da autodidatti nelle Università Popolari ( scriveva Gramsci: “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza”). e lottavano per migliorare la condizione della propria classe: mentre cominciava a farsi strada la violenza fascista.

Oggi a cent’anni di distanza quasi tutta la cospicua produzione giornalistica e letteraria che è stata generata per ricordare l’evento di Livorno di un secolo fa è incentrata sulle logiche di vertice e la descrizione delle mosse dei grandi capi del socialismo e del comunismo da Mosca a Milano e a Roma.

Invece non si può e non si deve dimenticare come, concretamente, era composto, in carne e ossa, il partito socialista e – di conseguenza – come andasse socialmente formandosi il partito comunista.

La fatica del lavoro, la vita difficile, la violenza politica non costituivano in allora mere rappresentazioni di facciata: le donne e gli uomini lottavano per il riscatto della loro condizione sociale, per accrescere la loro cultura, per fare in modo di conoscere una parola in più del padrone, e stavano subendo la tremenda reazione dell’avversario.

Come ho cercato di ricordare anche qualche giorno fa rammentando l’esito del plebiscito fascista del 1929 con i 135.000 voti contrari per la metà concentrati nel triangolo industriale ci troviamo di fronte alle storie delle prove di coraggio e di abnegazione del proletariato: poi verrà tutto il resto, il congresso di Lione, l’antifascismo, la svolta di Salerno, la Resistenza, il grande partito di massa, l’inopinato scioglimento, la quasi cancellazione della sinistra dal sistema politico italiano e dalla stessa coscienza del Paese.

Un Paese, l’Italia di oggi, nel quale le idee di solidarietà e di uguaglianza sembrano essere quasi scomparse e la politica ridotta al trasformismo individualista e alla volgare immediatezza dell’egoismo populista.

In origine però ci stavano la fatica del lavoro e della conoscenza; senza alcun richiamo, beninteso, al romanticismo deamicisiano ma con la piena consapevolezza di cosa rappresentasse in allora la durezza della lotta di classe:

Accomasso Mario, fucinatore

Andrea Aglietto, aggiustatore

Nicolò Aschero, tubista

Andrea Astengo, operaio chimico

Pietro Baldessari, calderaio

Luigi Bertolotto, elettricista

Giuseppe Crotta, macchinista ferroviario

Nicolò De Benedetti, fuochista

Giovanni Edro, operaio chimico

Giuseppe Gabrielli, montatore elettricista

Antonio Gamalero, organizzatore

Umberto Gazzaniga, trapanista

Cesare Ivaldi, piastrellista

Giuseppe Maffei, portuale

Giulio Maggetti, operaio ferroviario

Giovanni Battista Olivieri, meccanico

Gaetano Odera, fonditore

Giovanni Pio, magazziniere

Arturo Poggioli, conduttore capo

Giovanni Battista Ratti, tranviere

Bartolomeo Repetto, aggiustatore

Giuseppe Robutti, macchinista ferroviario

Giovanni Rossello, elettricista

Ferrante Scarabelli, cameriere

Francesco Schiappapietra, dipendente comunale

Giuseppe Scotti, ex-segretario della Camera del Lavoro

Giuseppe Scotto contadino, presidente della Cooperativa Contadini

Francesco Sivori, tracciatore

Carlo Sugherini, fonditore

Filippo Tessitore, calzolaio

Angelo Vercelli, operaio ferroviario

Rinaldo Villa, motorista

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