Dello Spirito Libero

officine Tronti

L’attualità

Il Nordlicht è la poesia dell’Occidente. Il suo destino è più grande dei destini che possono avere i libri. Nei giorni in cui il mondo europeo si sbrana, questa poesia si diffonde; essa è stata prodotta negli anni che hanno reso possibile materialmente e metafisicamente la distruzione. Come ogni cosa che abbia una cattiva coscienza, quest’epoca si è compiaciuta del ragionare sulle sue problematiche, fino a che non sono finite le critiche della coscienza ed essa ha potuto sentirsi a suo agio – essendo comunque interessante. L’epoca si è autodefinita capitalista, meccanicistica, relativista, epoca delle comunicazioni, della tecnica e dell’organizzazione. Di fatto sembra che “l’industria” sia la sua firma, l’industria quale mezzo grandiosamente efficiente per raggiungere un qualsiasi miserabile o insensato scopo, l’universale prevalere del mezzo sullo scopo, l’industria, che annienta a tal punto il singolo che questo non sente nemmeno il suo annullamento e che si richiama in ciò non a un’idea ma tutt’al più a un paio di banalità e che afferma sempre e soltanto il principio secondo cui tutto deve svolgersi in maniera liscia e senza inutili attriti. Il successo della enorme ricchezza materiale, risultato della generale “medi”azione e calcolabilità sorprendeva. Gli uomini sono diventati dei poveri diavoli; “sanno tutto e non credono a niente”. Si interessano di tutto e non si appassionano a nulla. Capiscono tutto, i loro studiosi registrano ogni cosa della storia, della natura, della loro stessa anima. Sono conoscitori degli uomini, psicologi e sociologi, e scrivono infine una sociologia della sociologia. Lì dove qualcosa non si svolge in maniera del tutto liscia, un’analisi sottile e spedita o una organizzazione atta allo scopo appiana subito l’inconveniente. Persino i poveri di quest’epoca, la massa di miserabili che non è altro che “un’ombra che zoppica verso il lavoro”, i milioni che desiderano la libertà, anch’essi si dimostrano figli di questo spirito che riduce ogni cosa alla formula della sua coscienza e non lascia spazio al mistero e al trasporto dell’anima. Volevano il cielo in terra, a Berlino, a Parigi, o New York, un cielo con doppi servizi, automobili e poltrone in pelle, la cui bibbia sarebbe l’orario ferroviario. Non volevano un dio dell’amore e della grazia, avevano “realizzato” tante cose sorprendenti, perché non avrebbero dovuto “realizzare” la costruzione della torre di un cielo terrestre? Le cose più importanti, quelle decisive, erano infatti già secolarizzate. Il diritto era diventato potere, la fedeltà calcolo, la verità una correttezza generalmente riconosciuta, la bellezza buon gusto, il cristianesimo un’organizzazione pacifista. Un equivoco e una falsificazione generale dei valori dominavano le anime. Al posto della distinzione fra bene e male subentrarono utilità e danno differenziati in maniera sublime. La confusione era terribile. Per colui che riconosce il potere devastante di questa confusione, la terra sembra diventata una macchina stridente. Un’immagine nata in altri tempi dall’indescrivibile paura di fronte all’inevitabile potere del male, si ripresenta come in una profezia che si avvera: l’Anticristo. Che cosa c’è di mostruoso in lui? Perché fa più paura di un potente tiranno, di Tamerlano o di Napoleone? Poiché sa imitare Cristo e si fa così simile a lui da ingannare l’anima di chiunque. Si mostrerà gentile, corretto, incorrompibile e ragionevole, ognuno lo decanterà come fortuna per l’umanità e dirà: un uomo grande e giusto! “Erit omnibus subdole placidus, munera non suspiciens, personam non praeponens, amabilis omnibus, quietus universis, xenia non appetens, affabilis apparens in proximos, ita ut beatificient eum homines dicentes: iustus homo hic est”. Così lo descrive lo pseudo-Ephraem nei Dictis sancti Effrem, de fine mundi et consumatio saeculi et conturbatio gentium. C’è una forza misteriosa nell’imitazione di Dio. Dio ha creato il mondo e lui lo riproduce. Cristo è figlio della Vergine, e alcuni autori affermano lo stesso dell’Anticristo. Il misterioso mago trasforma il mondo, cambia l’aspetto della terra e assoggetta la natura. Essa lo serve; non ha importanza a che pro, se per una qualche soddisfazione di desideri artistici, o per il benessere e la comodità. Gli uomini che si lasciano ingannare da lui vedono soltanto il favoloso risultato, la natura sembra essere superata, irrompe l’epoca della sicurezza; si provvede a tutto, una intelligente previsione e pianificazione sostituisce la provvidenza; la provvidenza la “fa” lui, come se fosse una qualsiasi istituzione. All’interno dei misteriosi giri della finanza sa creare inspiegabili valori, ma tiene anche conto di superiori esigenze culturali senza dimenticare il suo fine. Infatti egli sa condurre ad absurdum ogni verità, per il fatto di lasciarla formulare da un orrendo chiacchierone mantenendo d’altro canto i suoi conferenzieri che insegnano elegantemente dalle cattedre su religione, arte e filosofia e alla cui sottile analisi non sfugge né un santo né un eroe, neanche Cristo sulla croce… Nessuna fede può resistere, essi disfano la lingua in bocca perché non vogliono vedere il logos; si sentono superiori perché sono scettici. Gli uomini li credono quando sostengono che nel mondo ogni cosa è umana e che non bisogna farsi impaurire dalla grandiosità e dalla solennità. La confusione è indicibile: la scimmia dimostra che discende dall’uomo e si richiama al fatto che la somiglianza dell’uomo alla scimmia è maggiore che non quella della scimmia all’uomo. Nessuno può dimostrare il contrario. Il favoloso successo è anch’esso indimostrabile: metropoli, valori di lusso ed igiene; la prigione dell’anima è diventata un’accogliente residenza estiva. Ed infine il coronamento dell’opera nella grandezza della tecnica: l’uomo può volare, volare fisicamente. Chi intuiva il significato morale dell’epoca sapendosi anche figlio del proprio tempo non poteva che diventare dualista. Un intelligente critico del tempo [credo si tratti di Musil, Schmitt e Musil si erano conosciuti e almeno una volta incontrati] scoprì l’opposizione fra meccanica ed anima. Ma conosceva così bene la realtà della vita umana che la povera anima si era ritrovata sola nella sua disperazione. Così ci sarebbe rimasta solo una via: dichiarare senza mezzi termini – con lo gnostico Marcione – il mondo quale opera del demonio, in cui eternamente la mancanza di spirito trionferà sullo spirito. Qui va ricercata la radice della paura di “un universo fallito per sempre”, dove non avrebbe né senso né scopo volere qualcosa di giusto e di buono; Dio sarebbe impotente e abbandonato; tutta la storia del mondo una canzonetta suonata da qualche sciocco perdigiorno su uno strumento stonato; il mondo sarebbe irrimediabilmente rovinato; il miserabile scimmiottamento di una nobile immagine, la creatura di uno sfacciato plagiatore, che ha rubato il progetto di una grande opera ricavandovi una caricatura; una creazione della scimmia di Dio. Per noi non ci sarebbe scampo, dovremmo cercare di scappare dalla prigione per salvare almeno l’anima. Un orrore escatologico aveva afferrato molte persone prima che gli orrori della guerra mondiale diventassero realtà. Ma gli scettici, la cui razionalità era estranea ad ogni apocalisse e il cui spirito non era piccolo abbastanza per operare insieme agli altri, si lamentavano perché all’epoca mancava l’anima.
Ecce saeculum….
(il giovane Schmitt, 1916, parte terza di Aurora boreale, Tre studi sugli elementi, lo spirito e l’attualità dell’opera di Theodor Däubler)

Dello spirito libero Abecedario di Mario Tronti Il popolo perduto Il popolo perduto Atlante della memoria operaia Epimeteo
Copyright | Privacy | Credits