Dello Spirito Libero

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Il popolo perduto. Per una critica della sinistra

«Quando è cominciato negli anni Novanta il girotondo di nomi e simboli, lì si è creato il primo accumulo di quel disorientamento politico di popolo che oggi è esploso. Già Partito Democratico non era un gran trovata. Poi è sparita la P di partito e sono rimasti i Democratici di Sinistra, poi è ricomparsa la parola partito ma è scomparsa la parola sinistra […]»

Da pochi giorni è in libreria Il popolo perduto. per una critica della sinistra, libro intervista di Mario Tronti e Andrea Bianchi che apre un’accurata riflessione sugli errori e il futuro della sinistra italiana. Tronti si sofferma sulla deriva e sui fallimenti e su come, se è possibile, riprendere il cammino. Sul banco degli imputati, la cosiddetta sinistra nel suo complesso, con un particolare carico di responsabilità assegnato a quella di derivazione comunista, quella che in questi ultimi decenni si è interessata quasi esclusivamente di diritti e ha trascurato i bisogni: lavoro, sicurezza, stato sociale, redditi perduti; e che – di conseguenza – si è progressivamente lasciata alle spalle il popolo, perché diventava élite. «La mentalità culturale democratico-progressista non ha più capito il popolo. E il ceto politico imbevuto di quella cultura non è più venuto da lì e non è più andato lì». Quante volte si nomina la parola cittadini e quante la parola lavoratori? Quante mobilitazioni di piazza si sono fatte su rivendicazioni umanitarie e quante sul flagello delle morti sul lavoro? La scarsa attenzione a domande di questo tipo ha provocato la perdita di milioni di voti e, fatto ancora più grave, rischia di estinguere un intero popolo. «Ogni volta si registra, si costata, si ripete che il centro città vota a sinistra, le periferie votano a destra. E se ne parla, sì, ma quasi fosse un problema come un altro. e invece è il problema dei problemi».

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